Responsabile artistico di Radio Uno, giornalista (si occupa professionalmente di musica da vent’anni) e autore
delle biografie ufficiali di Pelù, Fossati, Guccini, Ruggeri e Nomadi, nonchè traduttore di Tom Waits e Leonard Cohen, Massimo Cotto(40 anni, astigiano di nascita- e romano d’adozione) fa il suo esordio come narratore con “Hobo " Una vita fuori giri”, da domani in tutte le librerie, per i tipi della Editori Riuniti.
Il protagonista del romanzo, Sandor Marlav, 40 anni vissuti nel segno del rock che ti salva la vita, è un deragliato, un hobo che vagabonda da un sogno all’altro, un eterno adolescente che rincorre una relazione sentimentale vera, ma che inciampa sempre su se stesso. Incapace di scendere a patti con la realtà , si muove fuori giri, nel ricordo di quel tempo in cui il mondo si muoveva al ritmo di giri precisi: i 45 e i 78. Ha una “faccia da vinile”, detesta il cd e frequenta un ristretto gruppo di eternauti che, pur avendo un ruolo nella società , rimpiangono l’epoca in cui il rock aveva un ruolo nell’esistenza di ognuno. Nel giorno del suo quarantesimo compleanno, in un disperato sforzo di trattenere l’adolescenza che fugge, decide di scrivere un diario e raccontare a se stesso qualcosa che lo aiuti a capirsi meglio. In quaranta giorni gli accadrà di tutto: tradimenti e lacerazioni, sogni e visioni, incontri che lo condurranno alla redenzione o alla dannazione eterna. Costretto a ricordare, s’interrogherà anche su alcune misteriose cartoline senza mittente, che contengono versi di canzoni.
A volte così crudo e diretto da infastidire, ma anche poetico, commovente e profondamente autoironico, Sandor diventa l’antieroe di una generazione che non ha più punti di riferimento nè una musica in cui credere. Un romanzo da consumare tutto d’un fiato. L’autore usa un gustoso linguaggio denso di metafore, giochi di parole e citazioni musicali. Un incontro tra il partecipe disincanto di Nick Hornby e la comicità isterica e ironica di John O’Farrell.
Le prime recensioni di “Hobo ”€œUna vita fuori giri”:
“Il libro è ben scritto, ma il fatto eccezionale è che, con Hobo, Massimo Cotto ha inventato un genere o meglio ha applicato il genere del “roman philosophique”, ben noto ai frequentatori di Rousseau, all’universo del rock. Sottotraccia, il romanzo è " anche " un appassionato e anticonvenzionale saggio sulla musica della nostra vita. Un saggio che si legge come un romanzo”. (Tuttolibri de La Stampa)
“Cotto scrive come parla (lo dico per chi lo abbia ascoltato alla radio): e cioè benissimo, con vivacità e con fluidità e con fantasia, e con un uso della punteggiatura efficace e impeccabile. Consigliato a tutti coloro nella cui vita la musica è qualcosa di più di un sottofondo sonoro”. (Rockol)
“Dedicato a chi resiste e vorrebbe spezzare le gambe agli anni per non vederli correre. Il protagonista ha preferito la prateria ai binari di una vita addomesticata, è un rifugiato politico nello stato della mente e della grande musica, che si aggrappa alle canzoni della giovinezza per non morire” (Max).
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