EU / Calcio, Su Ladysilvia; I diritti televisivi per assicurarsi la trasmissione delle partite di calcio sono ormai un business dal trend in decisa ascesa, un nuovo modo per finanziare i club e le federazioni di calcio.
Dal 1999 le società calcistiche italiane negoziano ognuna i propri diritti televisivi ma è ovvio che i più grandi compensi vadano alle squadre più blasonate, generalmente le più solide a livello finanziario. Tale situazione non fa che aumentare le disparità fra grandi e piccoli club, a detrimento della genuinità e imprevedibilità propria di questo sport.
Internet, GSM o pay-tv?
Siamo sicuri che questo business a tutti i costi risponda anche agli interressi degli spettatori? Cosa ne pensi se una rete televisiva acquistasse i diritti tv di un'intera stagione della tua squadra e li vendesse a prezzi accessibili a pochi eletti? Sei pronto a guardare la partita dal telefonino o su Internet, invece della pay-tv? Questi interrogativi sono stati oggetto di due relazioni sul calcio professionistico in discussione e al voto questa settimana al Parlamento europeo.
Lo sport vende, eccome. I diritti televisivi delle partite di calcio stanno generando una concorrenza senza eguali con un incremento dei prezzi mai registrato in precedenza. Pensate che la UEFA ha fissato per il periodo 2006-2009 i diritti televisivi della Champions League a 647 milioni di euro a stagione! Negli ultimi 20 anni, il mercato è cresciuto a dismisura grazie alle liberalizzazioni che hanno permesso l’ingresso di operatori privati e l’avvento della tecnologia digitale. Quale futuro ci attende?
In mano ai nuovi media?
“La trasmissione degli eventi sportivi avviene sempre di più attraverso le pay-tv e tale situazione rende gli appuntamenti non accessibili a un numero crescente di consumatori”, afferma l’eurodeputato belga Ivo Belet (gruppo del partito popolare europeo), relatore della proposta sul futuro del calcio professionistico. La soluzione potrebbero essere i nuovi media? Secondo un sondaggio effettuato in Inghilterra durante gli ultimi campionati del mondo, 2,5 milioni di inglesi hanno seguito la Coppa su Internet. Tale fenomeno potrebbe ridurre drasticamente i prezzi ma può anche portare con sè una nuova forma di pirateria, come dimostrato dai casi giudiziari avviati dall’UEFA nei confronti di webtv cinesi e giapponesi.
Anche i cellulari promettono di strabiliare. Studi recenti stimano che la televisione sui portabili possa raggiungere 100 milioni di sottoscrizioni in tutta Europa entro il 2010. Pur se l’accesso dipende ancora dalla trasmissione in ogni paese e dalla relative qualità , il commissario europeo per i media e la società dell’informazione Viviane Reding, ha affermato che “spera di poter contare su un sistema funzionante per i campionati europei di calcio del 2008".
Diritti televisivi: lo stato attuale
Attualmente i diritti tv ma anche quelli radio, internet o GSM sono nelle mani dei club e delle federazioni, i quali girano alle televisioni l’esclusiva delle partite. Ogni paese segue proprie regole, pur coesistendo due sistemi, la “vendita individuale” e la “vendita collettiva”. Nel primo caso, come in Olanda, la squadra vende i diritti tv delle proprie partite. Tale sistema può funzionare in paesi dove il mercato e il gap fra squadre grandi e piccole sono limitati, ma in paesi come la Spagna o l’Italia, dove la differenza è più marcata, questo tipo di vendita accentuerebbe le differenze.”Tale metodo va contro il principio di solidarietà e minaccia di distruggere completamente il bilanciamento fra gli attori in campo”, afferma Ivo Belet.
Nel caso della vendita collettiva, dove più squadre si riuniscono in un’associazione che negozia per loro conto, i diritti vengono venduti in un unico grande contratto d’esclusiva a un operatore di ciascun paese. Ma anche qui i critici hanno ravvisato possibili limitazioni alla concorrenza e al dritto di scelta.
Verso una vendita collettiva
Per risolvere tale problema, la Commissione europea ha concesso un'eccezione, tale vendita non violerebbe infatti i principi della concorrenza, ad esempio nel caso di un prodotto televisivo come l’UEFA, se l’operazione riguardasse un’intero torneo. “La vendita collettiva a livello europeo è essenziale per far sì che la solidarietà permei i differenti livelli della piramide, non solo le radici”, sostiene il Rapporto indipendente sullo Sport in Europa 2006.
La relazione del Parlamento europeo sostiene l’approccio “collettivo” e perciò “accoglie di buon grado un dibattito pubblico sull’esame della Commissione circa l’opportunità dell’adozione di questo modello in tutta Europa". Il testo chiede inoltre alla Commissione di “fornire una valutazione dettagliata dell’impatto economico e sportivo di una simile decisione”. Tale trend, è confermato anche dall’autorità antitrust italiana che ha recentemente chiesto ai responsabili del calcio tricolore di lavorare per il ritorno della vendita collettiva dei diritti tv per la serie A.
La relazione Belet sarà discussa mercoledì in plenaria e votata nella mattinata di giovedì, assieme alla relazione sulla sicurezza nelle partite di calcio del deputato italiano Giusto Catania.
LA REDAZIONE
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