Non è quello che stiamo vivendo, uno dei momenti più floridi per il movimento sportivo italiano.
La causa principale va ricercata soprattutto nella nota crisi del Totocalcio che, tra mille contraddizioni, finanziava svariate iniziative sportive e lo sport nazionale nel suo complesso.
L’esperienza sportiva italiana resta, comunque, una delle più significative in campo mondiale e la conferma ci viene data dai brillanti successi ottenuti nell’ultima edizione dei giochi olimpici di Sidney.
Di necessità virtù, è giunto il momento di abbandonare vecchi schemi di uno sport assistito e creare un Coni che sia capace di mettersi in discussione, di valutare, di seguire e governare gli eventi, di raccordarsi con la realtà sociale, portatrice di repentini cambiamenti.
Un Coni che riacquisti il proprio ruolo e la propria autorevolezza, dopo uno smarrimento che, ormai, dura da troppo tempo.
Una grande opportunità , per rendere più efficaci e concreti gli obiettivi di cui sopra, ci viene data dal nuovo statuto che prevede il coinvolgimento degli atleti e dei tecnici nei rinnovati organismi dirigenti.
Occorre sottolineare che gli atleti ed i tecnici saranno, al di là della freschezza e dell’entusiasmo che li contraddistingue, portatori di idee nuove e costituiranno la nostra verifica costante ad un discorso di rinnovamento del movimento sportivo.
La collegialità , come metodo di lavoro, dovrà ispirare ogni nostra iniziativa.
Noi non ci sentiamo di promettere niente a livello personale ma siamo convinti di dare il nostro incondizionato contributo per il potenzia mento delle attività promozionali e di alto livello, di lavorare per la realizzazione di impianti sportivi sul territorio, di raccordarci, in un continuo confronto dialettico, con le istituzioni, conservando l’autonomia del mondo sportivo.
Non possiamo permetterci, oggi, di essere soggetti passivi di ciò che potrebbe esserci attribuito dall’alto, bisogna provare ad inventare qualcosa che dia nuova linfa alle società sportive che, attraverso l’opera di centinaia di volontari, costituiscono il motore del movimento "sportivo".
Non sarà un Coni che recepirà piccole rivendicazioni personali, perdendo di vista un concetto fondamentale secondo il quale dallo sviluppo dell’intero movimento possano trarne vantaggio tutte le componenti.
La lotta al doping resta un punto fermo del nostro impegno, aderendo incondizionatamente alla campagna "lo non rischio la salute": ognuno di noi dovrà farsi promotore, soprattutto verso le nuove generazioni, di una campagna di formazione ed informazione.
I rapporti con la scuola dovranno essere di rispetto ed autonomia reciproca, in un continuo confronto, in un costante scambio di esperienze, cercando di valorizzare tutte le risorse umane (soprattutto gli insegnanti di educazione fisica) che, molto spesso, operano in situazioni di estremo disagio.
La scuola rappresenta una grande risorsa per lo sport e non dobbiamo scoprirla solo in occasione dei giochi studenteschi.
Le società sportive, attraverso le federazioni, saranno il nostro punto di riferimento in quanto rappresentano il termometro delle difficoltà , delle innovazioni e delle originalità del lavoro quotidiano.
Interlocutori importanti, per la loro storia ed impegno nelle tematiche sociali dello sport, saranno anche gli enti di promozione sportiva, che, dopo un periodo in ombra, si ripropongono con forza sul territorio.
Abbiamo bisogno, dopo molto tempo, di confrontarci con tutti, sperando di essere capaci di attuare quelle sintesi che ci permetteranno di lanciare messaggi positivi.
Chiederemo agli enti locali una maggiore volontà di programmare lo sport sul territorio: incalzeremo provincia e comuni affinchè, con la nostra collaborazione, siano in grado non solo di costruire nuovi impianti e migliorare i vecchi ma soprattutto di organizzare lo sport, attraverso il quale creare anche delle occasioni occupazionali.
Il rapporto con la stampa non sarà subalterno, di semplice cronaca sportiva ma dovrà contribuire alla crescita culturale degli sportivi, per evitare fenomeni distorsivi sempre più numerosi sia nelle fasi di preparazione tecnica che durante le competizioni.
Pensiamo, inoltre, alla costituzione di un osservatorio dei diritti degli atleti: molto spesso assistiamo a vere e proprie pratiche vessatorie nei confronti degli atleti, a preparazioni tecniche che provocano 1'abbandono precoce dello sport.
Una particolare attenzione sarà prestata all’osservatorio dello sport femminile: spesso le donne che praticano lo sport sono vittime di violenze psicologiche e, quando sono fortunate, subiscono ironia e paternalismo.
Tutto il comitato sarà impegnato a supportare le attività della federazione italiana disabili che attende da noi un appoggio concreto alle iniziative calendarizzate. La creazione di un centro studi dovrà essere il fiore all’occhiello della nostra organizzazione sportiva. Un centro che sia elaborazione di idee e che contribuisca a far crescere ulteriormente i nostri tecnici, un laboratorio che sia di riferimento per tutte le federazioni.
Un centro capace di confrontarsi con tutte le realtà nazionali senza timori reverenziali e, nel contempo, forte delle proprie conoscenze tecniche.
È questo, in linea di massima, il filo conduttore che animerà il nostro lavoro, nella continua ricerca di un dialogo costruttivo con tutte le componenti dello sport.
Giuseppe Saviano
Presidente del c.p. CONI di Avellino
A cura di Duilio PACIFICO grazie al CONI di Avellino
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