A guardarla non si direbbe. Timida, capelli ricci, sorriso aperto. La ragazza della porta accanto. Tutto vero, ma a fare la differenza è ciò che porta al collo: non una semplice collana alla moda delle ragazze divent’anni, ma una grande medaglia di bronzo. La ventunenne campionessa di dressage è Beatrice Zambaiti che, in gara con le tre compagne di squadra, ha regalato all’Italia, con il suo stallone Bonnard di razza tedesca di 14 anni color bianco scuro, la prima medaglia nella categoria Young riders agli scorsi campionati europei di equitazionea Nussloch, in Germania. Frequenta l’ultimo anno del corso di laurea triennale in Economia aziendale alla Bocconi e si aggira tra i corridoi e le aule di lezioni con la sua grossa borsa piena di libri. La si può incontrare quando non è al maneggio.“Oggi l’equitazione è la mia professione”, racconta Beatrice, “ma la verità è che tutto è iniziato per caso. Avevo 10 anni e mamma mi iscrisse ad un campo estivo in Svizzera per imparare l’inglese. Tra le attività ricreative c’era anche la possibilità di andare a cavallo. Così incominciai a montare un pony”. Tornata in Italia si iscrisse al maneggio vicino casa, Capriate in provincia di Bergamo, e incominciò, insieme al suo pony a disputare gare di salto ad ostacoli. Tra alti e bassi arrivarono le prime medaglie e con i risultati la passione cresceva. “Certo i sacrifici e le rinunce non si contavano e non si contano, ma a scuola sono sempre andata bene”, continua Beatrice. “Quando le mie amiche si preparavano per le feste io indossavo pantaloni e stivali, e via al maneggio”. A 14 anni la grande svolta. A quell’età si passa di categoria, e Beatrice decise anche di cambiare disciplina e iniziare con il dressage. “In Italia, purtroppo”, spiega Beatrice, “il dressage è poco conosciuto, ma per chi lo esercita è molto emozionante e io non mi pento della scelta”. Il dressage è una gara di addestramento in cui è centrale il connubio tra cavaliere e cavallo. Consiste nel disegnare al passo, trotto e galoppo, figure prestabilite in un rettangolo di 20 per 60 metri sulle quali si viene giudicati. “L’amore per questa disciplina nasce dal fatto che si vive in simbiosi con il proprio cavallo. Lo si conosce, si capisce al volo ogni sua esigenza, si interpretano i suoi movimenti e lui interpreta i miei”. Beatrice si allena tre o quattro volte la settimana, e durante la stagione agonistica parte per le gare in Italia e all’estero. Giornate piene di impegni, anche perché al termine dell’allenamento china la testa sui libri perché sogna un futuro da imprenditrice nell’azienda di famiglia. Così dopo la laurea triennale ha già deciso che continuerà con il biennio: “Non ho ancora scelto l’indirizzo” conclude Beatrice, “ho ancora un anno per scegliere. Andare a cavallo oggi è il mio lavoro, domani il lavoro sarà un altro e il cavallo rimarrà la mia passione”. Susanna Della Vedova
Ufficio Stampa
Università Bocconi
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