Da Faroppa a Dida, serviti! Se volevate più gol ecco i portieri carta da parati

Milano: CALCIODOC; C’erano una volta Zenga e Tacconi, per non parlare di Zoff. Anche loro avevano i loro difettucci (vedi uscite e tiri da lontano) ma l’impressione comune era che fossero i più forti e che, insomma, dessero sicurezza a tutta la squadra, ma ora le cose sono cambiate (ve lo vedete Zenga che si fa toccare il ciuffo?).Avrebbe finito il tifoso avversario a nasate sul campo. Ma l’Italia è una Repubblica fondata sull’erba del vicino, anche se non è più verde della nostra. Allora anche il numero 1 è diventato d’importazione: nel campionato italiano ce ne sono 11. Ma anche di esportazione: da Abbiati a De Sanctis sono tanti quelli andati a giocare all’estero.

Per fortuna sono arrivati giocatori di altissimo livello come Dida e Muslera. Lazio-Milan avrebbe potuto essere giocata da loro due: sarebbe finita lo stesso almeno con 6 gol all’attivo. Sì, perché il portiere moderno deve fare spettacolo.Di uno Zoff non ci si accorgeva nemmeno, Dida invece lo si nota sempre e non c’è bisogno di colpirlo con razzi dagli spalti o buffetti in campo. Insomma, meriterebbe il premio di miglior attore protagonista, altro che "didastro". Di Muslera va apprezzata la leggera divaricatura degli arti inferiori che permette ai- palloni calciati dagli avversari di entrare in rete con facilità ma anche la capacità di permettere anche a un tiro calciato da 20 chilometri (come disse una volta Martellini di uno di Falcao) di finire in fondo al sacco. Non è da tutti. Eppoi basta con questi 0-0. Volevamo più gol: abbiamo pensato di allargare le porte, eliminare il fuorigioco, dare 12 punti alla squadra che vince. Ma le società si sono attrezzate da sole: comprare attaccanti fortissimi non basta, allora prendiamo portieri "carta da parati". Basta con queste critiche ai numeri uno: solo loro il vero sale del calcio.

Nella carriera dei più grandi portieri una "macchia" la si trova sempre. La sorte sceglie se quella macchia passerà inosservata per la poca importanza della partita o diventerà qualcosa che i tifosi ricorderanno a lungo. Di infortuni passati alla storia hanno sofferto infatti anche portieri entrati nel Gotha del calcio come Zoff (per i due gol con l’Olanda ai mondiali argentini del 1978, soprattutto il secondo di Haan, che costarono la finale per il primo posto), Combi (il campione del mondo del 1934, sfortunato proprio al suo esordio in Nazionale), Sarti (la clamorosa "papera" in Mantova-Inter che costò lo scudetto all’ultima giornata del campionato 1966-67, perso proprio con la squadra - la Juve - in cui Sarti andò a giocare nel campionato successivo, ndr non fate ironia non c’era ancora Moggi).- Il titolo di portiere-disastro è però toccato a pochi. La storia ci consegna tal Vittorio Faroppa, portiere dell’F.C. Piemonte e della Nazionale nel lontano 1912.

Tutte le storie del calcio riportano come ricordo di quei tempi lontani "Il disastro Faroppa". Nel calcio di allora il portiere doveva liberarsi in fretta della palla, poichè non esisteva la regola della "carica al portiere". Un attaccante avversario poteva quindi togliere con la forza la palla al portiere, o addirittura spingerlo in porta con la palla stessa, se questi non se ne liberava immediatamente.- 

Faroppa arrivò in Nazionale proprio perché il suo predecessore, De Simoni, si lasciò "sbattere due volte, insieme col pallone, in fondo alla rete", come racconta Antonio Ghirelli nella sua storia del calcio. Fu quindi sostituito da Faroppa, che però prese gol evitabilissimi, proprio per la paura di incappare in cariche degli attaccanti, e diede origine al titolo di un giornale milanese che lo rese, suo malgrado, "immortale" nella storia del nostro calcio: "Il disastro Faroppa". Questi episodi furono all’origine del ripristino del fallo per "carica al portiere", che comunque avvenne solo nel 1925. Insomma, Dida e Muslera andrebbero tutelati dal Wwf: loro non hanno bisogno di cariche. Il gol riescono a inventarlo in ogni occasione.Saverio Ricci