Una notizia che ha fatto il giro del mondo ed ha già rivoluzionato quello olimpico. Discussa e probabilmente approvata dal Comitato olimpico, una nuova legge che offrirà a tutti gli atleti transgender la possibilità di partecipare alle gare olimpiche senza che sia necessario l'intervento di rettificazione. Gli stessi promotori di tale legge hanno intenzione di applicarla già dal prossimo programma dei giochi olimpici che si terrà a Rio la prossima estate 2016.
Quindi donne che hanno ancora il vecchio documento e che non si sono ancora sottoposta a intervento (androginoide) o rettificazione, potranno gareggiare con tutte le altre atlete donne. Vale allo stesso modo per gli uomini che non hanno ancora completato con un intervento (ginoandroide), la possibilità di gareggiare con altri atleti uomini ai giochi olimpici.
Il vuoto normativo, ha fatto sì che, nuove linee guida colmassero il diverbio che le singole federazioni sottoponevano agli atleti verso l'obbligo “a completamento dell'iter burocratico” di intervento chirurgico, talvolta dannoso per gli atleti stessi, che dovevano superare un post-operatorio difficile e delicato.
Ma come sarà fatta la scelta della categoria che permetterà all'atleta di gareggiare in sintonia con il proprio gender ?
L'atleta, dovrà sottoporsi a un controllo ormonale per determinarne la percentuale. Il risultato sarà l'indicatore che darà luogo alla decisione in quale categoria dovrà gareggiare.
La scala di valori attestanti l'indicatore basa la misurazione per un anno intero e ad un anno dalla gara olimpica di 10nanogrammi per litro di sangue.
La normativa indica che per poter gareggiare con il Gender femminile il Testosterone non dovrà superare i 10 nanogrammi per litro di sangue.
12 mesi con valore inferiore ai 10ng/Lt sangue.
12 mesi prima della competizione è il tempo minimo necessario oltre aver già eseguito 12 mesi di misurazione.
L'ente preposto a tale monitoraggio è il CIO (Comitato Olimpico Internazionale). Il CIO si è adeguato a seguito del precedente verificatosi nel 2009. Possiamo ben comprendere che la sensibilità sociale, politica e legale a questo misterioso mondo fatto di sfumature naturali e che tende sempre più all'unificazione dei sessi, sta avendo la meglio.
Il caso Caster Semenya, vincitrice dei mondiali di atletica nel 2009 e argento alle Olimpiadi di Londra 2012, fu dibattuto dalle stesse atlete in gara, che contestavano la Caster Semenya, campionessa sudafricana ottocentista ermafrodita di essere un uomo. Per poter tornare a gareggiare l'ateta fu costretta a seguire una specifica terapia ormonale, oltre a uno stop di 12 mesi. La IAAF (’Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica Leggera), fu il mandante di tale decisione. Altro caso come quello della velocista indiana Dutee Chand, hanno generato diversi dubbi sulla categoria di appartenenza di diversi atleti e ancora la martellista Keelin Godsey e il triatleta Chris Mosir, quest'ultimo aveva gareggiato con donne e solo dopo dichiarò di essere transgender. Quindi si è reso necessario colmare questa lacuna con una normativa più esaustiva.
Altro dato importante è il periodo in cui tutto questo sta avendo luogo. Potremmo dire che un flusso sincronico ha dato origine a nuove dinamiche evolutive. Basti pensare a quanto sta accadendo in questi giorni nel nostro paese con la nuova rivoluzione sessuale, che ha dato luogo a diverse manifestazioni sui diritti delle coppie omosessuali e di genere.
Per gli atleti Transgender si è aperto un nuovo portone. Quindi non sarà più necessario aver conseguito i due anni di terapia ormonale e l'intervento di rettificazione tanto odiato e obbligatorio per la vecchia normativa.
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