Ultimamente nell’oceano d’informazioni che circolano in rete, c’è bisogno di un potente radar adatto, oppure, si rischia di naufragare nelle fake-news!
Iniziamo dall’inizio…
Cos’è una #competizione sportiva?
Per competizione sportiva s’intende un'attività sportiva in cui due -o più partecipanti- s’impegnano a superarsi, direttamente o indirettamente, con lo scopo di primeggiare, posizionarsi sul podio, arrivare primi, vincere!
Poi c’è chi partecipa senza fini, ma quello è un altro modo di affrontare le competizioni.
Di seguito, una competizione che si tiene a una determinata frequenza si chiama campionato, oppure torneo, mentre i singoli eventi che lo compongono prendono il nome di gare, incontri, match o partite.
Dunque, in Italia, le competizioni sportive sono codificate e regolamentate.
Chi partecipa alle competizioni sportive?
Gli #amatori, i #partecipanti e gli #atleti.
Prendiamo in esame gli atleti veri e propri.
L’atleta è uno sportivo impegnato assiduamente nella pratica di uno sport per il solo gusto di praticarlo oppure con intenti agonistici in competizioni sportive.
Quindi nello #Sport, abbiamo un “imbuto” forzato che via via si restringe ...
Si parte, quindi, dal concetto di competizione agonistica praticata da un atleta.
Non più un amatore, non più un partecipante qualsiasi che gioca con gli attrezzi nel parco ma un “atleta” vero e proprio iscritto ad una Associazione Sportiva Dilettantistica (Asd) o ad una Società Sportiva Dilettantistica (Ssd).
L’associazione dell’atleta poi, a sua volta, è affiliata ad un Ente di Promozione Sportiva (#Eps) riconosciuto dal CONI, Sport e Salute, Cip eccetera o ad una Federazione del #CONI o Disciplina Associata, o ad entrambi.
Questo “atleta” tesserato all’Asd/Ssd “X”, parallelamente sarà anche assicurato a mezzo di una tessera assicurativa che l’Eps -o la Federazione- ha assegnato all’Asd/Ssd di appartenenza.
Questo passaggio è importantissimo perché è ancora troppo poco chiaro anche ai più scaltri, infatti, la tessera dell’Asd/Ssd non è la tessera assicurativa emessa dall’Eps/Federazione, sono due cose diverse, la tessera dell’Asd/Ssd qualifica l’appartenenza all’associazione “X” mentre la tessera assicurativa dell’Eps/Federazione altro non è che una delle assicurazioni rilasciate ad essa dai succitati.
Orbene, poi la qualifica di socio e/o tesserato e/o fruitore la esamineremo in un altro contesto.
Ciò premesso, chi è #agonista e chi non lo è?
L'atleta impegnato in competizioni calendarizzate -e con punteggi- è un atleta che ha fatto dello sport e delle competizioni cui partecipa una filosofia di via e solida base formativa ma, non ne ha fatto la propria principale professione perché per legge, gli “Sport professionistici” in Italia sono solo quattro: #calcio, #basket, #golf e #ciclismo.
E il resto?
Il resto non lo è!
Per assurdo, il pugile che affronta le #Olimpiadi vincendo una Medaglia d’Oro non è un “professionista” bensì un dilettante!
Infatti, la distinzione tra atleta professionista ed atleta dilettante -in generale- trova origine dalla nozione di attività sportiva professionistica e dilettantistica, la cui fonte normativa è la “legge 23 marzo 1981, n. 91 sul professionismo sportivo”.
La legge 91 del 1981 stabilisce che: “sono professionisti gli atleti, gli allenatori e i dirigenti che svolgono l'attività sportiva a titolo oneroso con carattere di continuità e attribuisce la qualificazione dell'attività sportiva, quale professionistica o dilettantistica…”
Quindi il paradosso, il pugile delle #FiammeOro (Polizia di Stato) è un “professionista” poiché assunto e pagato a contratto per fare il pugile ma, non è professionista, bensì, un dilettante!
Seppur …professionista!
Quando l’IBA (International Boxing Association), dopo anni di lotte infinite con le varie federazioni del mondo della boxe professionistica nel 2016 ha deciso che i loro professionisti potevano tentare di qualificarsi per andare ai Giochi #Olimpici a difendere i colori del proprio Paese (Olimpiadi di Rio), si è ritrovata le federazioni professionistiche “contro”, dato che queste ultime arrivarono addirittura a minacciare la squalifica biennale a tutti i pugili che avrebbero partecipato a #Rio per vincere una medaglia!
Perché?
Ad occhiò può sembrare una sterile difesa di posizione per tutelare il “fortino” invece non lo è, perché le differenze ci sono e come se ci sono!
Le differenze sono molte fra la boxe dilettantistica e la professionale, a partire dai regolamenti fino ad arrivare alla preparazione atletica e non in ultimo, il rischio di farsi veramente male!
Gli incontri dei #dilettanti si aprono su un massimo di tre riprese mentre quelli professionistici su dodici, poi nel primo caso gli atleti hanno la testa coperta da un caschetto da boxe e nel secondo sono “nature” infine la preparazione atletica, un abisso alimentare e formativo fra i dilettanti e i professionisti.
Campioni del calibro di #LennoxLewis e #MikeTyson furono contrari a questa “apertura”, Tyson definì “ridicola l'idea che professionisti e dilettati potessero incontrarsi sul ring olimpico”, sinceramente, come biasimarlo?
Chi fra noi Manager/Coach manderebbe un proprio pugile dilettante, seppur tosto, bravo e volenteroso sul ring con Mike #Tyson?
Di seguito alle congetture, avete una minima idea del costo mensile di mantenimento di un puglie professionista?
In Italia si parte da un contratto basico di 700,00 euro per arrivare ad un mensile di 2.600,00 euro, poi c’è da pagare tutta la catena formativa, dall’alimentazione al riposo passando per l’allenamento.
Visite mediche, spese per cure eventuali, accertamenti, viaggi, massaggi eccetera eccetera, non lo immaginate neanche, vero?
Poi c’è il manager, il direttore, il presidente, tutto lo staff amministrativo financo alle donne/uomini delle pulizie.
Non avevate pensato a tutto questo, vero?
Chi pulisce gli spogliatoi?
Chi spegne la luce?
Chi fa i conti?
Chi paga gli stipendi?
Certo, per chi pratica sport “agonistico”(?) nel “dopo lavoro” è tutto facile, non deve pensare a nulla se non a vincere la medaglia o il titolo perché c’è chi lavora per lui, dalla dirigenza dell’Asd/Ssd all’Ente/Federazione che gli consentono di pagare una quota d’iscrizione associativa di massimo 50 euro annuali e pretendere di essere trattati come “Pelé”.
Nossignori, non funziona così!
Non funziona così perché i “lavoratori sportivi professionisti”, sono tutti quelli che istruiscono la loro attività sportiva per società con finalità “lucrative” mentre gli “sportivi dilettanti” gareggiano per associazioni -o società- con prevalente finalità altruistica.
Se non fissiamo questo punto, è inutile proseguire.
Da qui il famoso affannoso miraggio del no-profit del terzo settore, da qui le Asd assuefatte ai benefici fiscali della legge n. 398/1991, associazioni costituite mediante atto scritto con statuto redatto in conformità a quanto disposto dal comma 18 dell'art. 90, legge n. 289/2002, scossi tutti dal terremoto della “Riforma dello Sport del 2023”.
Da qui in poi esistono tutte le fesserie che si dicono e che si ascoltano in giro …
Ma la verità è una e una sola e non c’è margine d’errore.
La Riforma dello Sport 2023, infatti, ha immaginato un importante agevolazione a livello previdenziale per la categoria dei collaboratori, esente da obbligo contributivo del reddito percepito entro i 5.000,00 euro e inoltre, fino al 31.12.2027 la base imponibile di calcolo per i contributi obbligatori è da considerarsi al 50%.
Dite che tutto questo c’entra poco con le competizioni sportive e i #certificati?
Io dico di no, anzi, lo ribadisco, se non si conosce la propria natura, se non si conosce la propria “casa”, non si può pensare di conoscere la casa degli altri né, soprattutto, difendere gli interessi della propria.
Non si può celebrare la funzione dei regolamenti se non si conoscono i propri obblighi nè le proprie competenze, è facile dire “Io sono presidente di una Asd”, “Io sono responsabile del settore “X” di un Eps” ma poi?
Poi in concreto, chi si rappresenta?
Se non conosciamo neanche le basi di ciò che vorremmo rappresentare, sarebbe meglio fare un passo indietro e studiare per poi tutelarci da eventuali brutte, pessime figure.
Ascolto e leggo delle amenità nel mondo dello Sport che fanno rabbrividire, come ad esempio ciò che ultimamente nel “tiro sportivo con armi da fuoco” è considerato agonistico e ciò che non lo è…
Per attività agonistica s’intende quella attività praticata continuativamente, sistematicamente ed esclusivamente in forme organizzate dalle Federazioni sportive nazionali, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI, financo quella organizzata, ad esempio, dal Ministero dell'Istruzione nei famosi Giochi della Gioventù a livello nazionale.
Ripetiamolo con concretezza, ancora una volta: Quali sono le norme che regolamentano l’attività sportiva in Italia?
L’attività sportiva agonistica è regolamentata dal Decreto Ministeriale del 18 febbraio 1982 mentre, il disciplinamento dell’attività amatoriale ludico-motoria -e dell’attività non agonistica- è ordinata dal Decreto Ministeriale del 24 aprile 2013 e dall’art. 42-bis della Legge 09.08.2013 n. 98.
Per di più, si devono sempre tenere a mente tutte le “linee guida” provenute del Ministero della Salute con Decreto del 08.08.2014 (Linee guida di indirizzo in materia di certificati medici per l'attività sportiva non agonistica).
Quali sono, con esattezza, le classificazioni di attività fisica di cui si occupano le succitate normative?
Semplice. Per grado d’impegno psico-motorio:
- L’attività ludico-motoria/amatoriale
- L’attività sportiva non agonistica
- L’attività sportiva agonistica
Le definisco con esempi chiari e leggibili.
Attività ludico-motoria-amatoriale, praticata da chiunque di noi, da persone non iscritte in alcuna Asd/Ssd, tipo vado a pesca con mio figlio, corro nel parco col cane, vado in canoa con mia moglie, tennis, paddle, freccette, giochi da tavolo, carte ...
L’attività ludico-motoria/amatoriale non cerca nessuna prestazione sportiva e non prevede alcuna esteriorità competitiva neanche per la vincita del gelato se uno dei due arriva per primo al cancello del parco!
Non c’è bisogno di alcun certificato medico!
Certo, è sempre meglio sottoporsi ad una bella visita medica specifica però non è richiesto, se non dall’opportunità personale di sapersi essere sano.
Che tipo di certificato medico è suggerito?
Beh, il vostro medico di famiglia (o il pediatra) vi conosce, chi meglio di lui per sottoporvi ad un check-up generale?
Comunque sia, essendo quest’ultimo un certificato “non necessario”, il rilascio è a pagamento.
Andiamo avanti.
Qual è l’attività sportiva “non” agonistica?
Semplice, mi iscrivo in una palestra e vado a fare pesi!
Mi iscrivo in una #piscina e vado a nuotare, idem per impianti sportivi multidisciplinari, #paddle e #golf amatoriale.
Si considera attività sportiva “non agonistica” quella svolta da tutti coloro i quali praticano attività organizzate dal CONI, da Asd e/o Ssd affiliate alle Federazioni sportive nazionali, agli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI che però: “non siano considerati atleti agonisti”.
Per l’attività sportiva “non agonistica” è necessario il certificato medico?
Sì, ANZI, è obbligatorio il certificato medico.
Il certificato medico è obbligatorio se la palestra, se la piscina o se l’impianto polisportivo dove ci siamo iscritti è affiliato ad un Eps o Federazione del CONI.
Ma allora, in questo caso, che tipo di certificato medico serve?
Un certificato dove il medico, specialista in medicina dello sport, deve attestare che, sulla base della visita medica effettuata, nonché dell’eventuale referto del tracciato ECG, il soggetto non presenta controindicazioni in atto alla pratica di attività sportiva “non agonistica”, specificando che il certificato ha validità di 1 anno dalla data del rilascio.
Fin qui ci siamo?
Poi ovviamente, se l’esercizio competitivo e gli allenamenti sono di particolare impegno cardiovascolare allora esistono certificati specifici come quelli rilasciati per la partecipazione a Maratone di lunghezza superiore ai 20 km, il Ciclismo, idem per il Nuoto in traversate, lo Sci di fondo, le Arti Marziali Miste e discipline impegnative analoghe.
Quindi che succede per il Paracadutismo e per la Subacquea?
In questi casi, l’accertamento medico preventivo deve necessariamente comprendere, oltre alla rilevazione della pressione arteriosa, un ECG elettrocardiogramma basale, uno Step-Test (e/o un test Ergometrico-da sforzo con monitoraggio dell’attività cardiaca e altri eventuali accertamenti ritenuti utili e opportuni a giudizio del medico).
Questo certificato è specialistico -quindi oneroso- e la spesa è a carico dell’utente finale ed ha valenza annuale (solare).
Arriviamo all’annoverata attività agonistica vera e propria.
Per attività “agonistica” e “agonistica professionale” s’intende quella attività praticata continuativamente, sistematicamente ed esclusivamente in forme organizzate dalle Federazioni sportive nazionali, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal Ministero dell’Istruzione (quest’ultimo solo per quanto riguarda i Giochi della Gioventù a livello nazionale).
Questa attività ha lo scopo di conseguire “prestazioni sportive di elevato livello” e la necessaria “qualificazione sportiva agonistica”, stabilita anche in base ai limiti di età, è deliberata da ogni singola Federazione sportiva e dagli Enti di promozione sportiva riconosciuti dal CONI con apposito #Registro di disciplina agonistica relativo agli atleti agonisti di ogni singolo settore o comparto.
Vien da sé che, trarre la conclusione per la quale se l’atleta di una Asd/Ssd affiliata ad un Eps o Federazione non è nell’elenco degli Atleti Agonisti delle Discipline decretate per tali allora significa che è solo un atleta “non agonista”, facile no?
Attenzione, come dissipiamo la nebbia?
Avete mai sentito parlare, ad esempio, del #LibrettoSanitarioSportivo?
Questo libretto è il documento apicale personale sul quale sono annotati tutti i dati dell’atleta “agonista” e tutti i dati analitici delle visite medico-sportive superate, ovviamente aggiornato per stagione (c’è anche in cadenza semestrale e trimestrale).
Esso è un documento indispensabile per l’attività sportiva agonistica, ogni atleta deve possederlo aggiornato e deve mostrarlo in occasione delle visite medico-sportive e della cessione del cartellino.
Chi rilascia il Libretto Sanitario Sportivo?
I Centri della Medicina dello Sport delle ASL oppure Medici privati accreditati.
Infine, chi può rilasciare il Certificato di Idoneità all’attività agonistica?
Solo ed esclusivamente i Medici #specialisti in Medicina dello Sport presso i Centri Pubblici oppure Centri Privati Accreditati ai Pubblici, ha validità di un anno ma, con l’estensione a due anni, ad esempio, per il Golf che non implica stress elevati.
Ma, come si diventa professionisti-agonisti nel Golf?
Semplice, ottenendo il “diritto di gioco”, o meglio la “categoria”, tramite le #QualifyingSchool di almeno un circuito riconosciuto dalla #FIG - Federazione Italiana Golf.
In conclusione, l’atleta “agonista” ha degli obblighi complessi e severi nei confronti di se stesso e della società per la quale gioca, nel caso della professione sportiva l’attività Sanitaria preventiva dell’atleta è a suo carico o a carico della società, dipende dal contratto sottoscritto e infine, non ci dimentichiamo dell’esame sanitario più incisivo per quest’ultimo, infatti il certificatore ha anche l’obbligo di verificare se c’è conflitto con le regole dell’anti-doping, pensate, dal 1° gennaio 2024 anche i farmacisti stessi possono trasmettere in modalità elettronica, al Ministero della Salute, tutti i dati relativi alla vendita di quantità di principi attivi vietati per #doping.
Orbene, ho risposto a molte domande “non fatte” perché da qualche tempo, mi si informa, sembra andare di moda richiedere, o meglio, imporre a diversi atleti “non agonisti” di produrre “certificati agonistici” per svolgere competizioni semplici sotto l’egida degli Eps, immaginate cosa può significare per una famiglia normale pagare questi costosi quanto “inutili” certificati, oltre alle iscrizioni annuali, l’attrezzatura, il materiale di rappresentanza e la quota mensile?
Comunque sono venuto a conoscenza che per alcune gare di tiro con armi da fuoco, gli organizzatori al momento dell’iscrizione hanno richiesto addirittura gli esami delle #urine!
Signori, per favore, non scadiamo nel ridicolo, oltre il buon senso qui si sconfina su ogni fronte nella violazione “dolosa” delle norme del Garante perché a parte l’ansia eventuale per la funzione renale degli iscritti ad una gara, l’esame chimico-fisico delle urine è strettamente riservato agli atleti agonisti per il rilascio del giudizio di idoneità durante la visita medico sportiva agonistica oppure per il test anti-doping.
Mi chiedo, se fosse vero, quale Presidente di Asd/Ssd possa aver concepito tale abominio senza poi valutare tutto l’aspetto relativo alla conservazione dei dati “sanitari” sensibili di semplici iscritti ad associazioni che, magari, vogliono solo partecipare ad una garetta di club?
In una Asd - Ssd chi è il #DOP (Data Protection Officer)?
Chi è preparato alla responsabilità principale di osservare, valutare e organizzare la gestione del trattamento di dati personali (e dunque la loro protezione) all'interno di una Asd o Ssd affinché questi siano trattati nel rispetto delle normative privacy europee e nazionali?
Se vogliamo ridondare in “sicurezza” ricordiamoci che in questo caso, altro che promozione dello sport, così facendo, diventerebbe proibizione …
Lasciamoci con questa massima per la quale bisogna essere competenti per orientarsi ed orientare gli altri in un determinato campo, tuttavia, per bagaglio personale ricordo “Surtout pas trop de zèle “, alla lettera: “Soprattutto non troppo zelo”, una frase attribuita al #Talleyrand, l'abile ministro e diplomatico francese del quale, ancora oggi, sarebbe meglio cogliere l’esperienza …
Legenda.
Per chi volesse leggere le varie norme di riferimento sugli argomenti trattati: Le certificazioni di idoneità alla pratica sportiva agonistica e non agonistica sono regolamentate dalla Delibera n. 1418 della Giunta Regionale Emilia Romagna del 7 ottobre 2013, in applicazione del Decreto del Ministero della Salute del 24 aprile 2013 e successive modifiche introdotte dall’art. 42 bis della Legge n. 98/2013, che ha introdotto l’obbligo di certificazione per alcune attività sportive.